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Beffa ATS: mobilità interna negata a lavoratrici madri e titolari di 104

 Mobilità esterna negata a chi ha meno di cinque anni di servizio

Mariangela Campus 16122017Sassari, 12 maggio 2018. All’indomani del rapporto 2016 di Save the Children “Le Equilibriste” sulla vita familiare e lavorativa delle mamme in Italia, non possiamo che constatare l’amara verità degli ultimi posti conseguiti dalla Sardegna soprattutto se osserviamo la realtà della ATS, la più grande Azienda Pubblica della Regione.

Migliaia di professioniste in tutti i campi della Sanità che ogni giorno si spendono per i cittadini con competenza e passione, e che debbono gestire vite private in equilibrio tra tate, asili, supporto familiare (le fortunate che lo hanno), anziani o malati da accudire, turni massacranti e magari centinaia di chilometri da percorrere ogni giorno per raggiungere il posto di lavoro.

 “L’Azienda Unica sarda è unica solo sulla carta e nelle dichiarazioni altisonanti di super manager e Assessori che sciorinano risparmi di spesa e riorganizzazioni di servizi” denuncia Mariangela Campus, Segretaria territoriale della Federazione Sindacati indipendenti USAE di Sassari “mentre le lavoratrici sono ostaggio delle singole ASSL di appartenenza che negano la mobilità alle madri con bimbi piccoli e alle donne titolari di legge 104”.

 “Beffa delle beffe,” continua la Campus “il nuovo Regolamento del Personale ATS prevederebbe anche la mobilità ordinaria a domanda dei singoli interessati, ma la realtà è che per spostarsi all’interno della Azienda Unica (si fa per dire) l’unica modalità è attendere un bando aziendale, che a detta dei funzionari preposti non è assolutamente allo studio. Sono state rigettate istanze di mobilità presentate da alcune lavoratrici madri che, al telefono, si sono anche sentite dire che se intanto godevano di avvicinamenti temporanei erano da considerarsi “fortunate”, come se certi diritti fossero privilegi”.

 Senza sapere che, in massima parte, questi sono stati conseguiti dopo mesi e mesi di ostinate richieste (pertanto ben oltre ciò che la legge stabilisce come tempo massimo) e a volte solo grazie all’intervento di avvocati e giudici.

La Segretaria territoriale FSI USAE evidenzia anche che “la cosa grave è che sono parole spesso dette da donne ad altre donne, come se l’apparato amministrativo fosse cosa disgiunta e separata dall’apparato sanitario, invece che parte dello stesso corpo”.

Intanto, però, Moirano, direttore generale dell’Asl unica, riapre i bandi per la mobilità esterna per Infermieri ed OSS dichiarando a mezzo stampa che farà ritornare a casa centinaia di sardi: “Per carità, la cosa è encomiabile e ci auguriamo che quanti più sardi possano far ritorno alla propria terra,” sostiene Mariangela Campus “ma riteniamo necessario che prima certe storture interne vengano immediatamente sanate; quale buon padre di famiglia aprirebbe le porte di casa al mondo esterno se prima non mette a posto ciò che si trova al suo interno?”

Proprio sul bando di mobilità esterna la FSI USAE vuole aprire una parentesi per segnalare l’ennesima anomalia ATS. Il Direttore Moirano ha riaperto un bando dello scorso gennaio di mobilità esterna per Infermieri ed OSS ampliando significativamente il numero di professionisti richiesti.

“Non è sfuggita ai più che a questo giro è stata inserita una clausola che consente di partecipare solo a coloro che abbiano già maturato almeno cinque anni di servizio nell’Amministrazione di provenienza,” mette in luce la Segretaria territoriale FSI USAE “riportando nel bando l’art. 35 comma 5-bis del D.lgs 165/01 che recita che i vincitori dei concorsi devono permanere nella sede di prima destinazione per un periodo non inferiore a cinque anni”.

Peccato che questa normativa non trovi immediata applicazione nelle Aziende Sanitarie che, secondo i dettami del D.Lgs. 502/1992, demandano alla competenza normativa regionale la determinazione dei principi e dei criteri per l’organizzazione per il proprio funzionamento, definiti poi con atto aziendale di indirizzo privato.

L’applicazione dell’art. 35, poiché atterrebbe proprio ad aspetti organizzativi come sono i criteri per le dotazioni organiche, non troverebbe pertanto applicabilità nelle Aziende Sanitarie, come peraltro sostiene lo stesso Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione attraverso il parere 3 del 2006.

“Nel contratto individuale di lavoro che ogni Professionista ha firmato con la propria ASSL di appartenenza, infatti, non c’è riferimento alcuno all’obbligo di permanere in servizio per almeno cinque anni, e la stessa ATS concede mobilità in uscita a dipendenti con meno di cinque anni di lavoro alle spalle” afferma la Campus chiedendosi “come mai proprio per questo bando l’Azienda mette nero su bianco questa clausola? Non si rendono conto i vertici della Sanità sarda che così facendo chiudono le porte in faccia a tanti professionisti, anche laureati brillantemente presso gli Atenei sardi, che magari non hanno raggiunto i cinque anni di lavoro?”

Diverso sarebbe se la clausola di permanenza in servizio fosse inserita nei prossimi contratti a tempo indeterminato, e allora il ricorso alla norma sarebbe giustificato dal tentativo di garantire continuità e stabilità nel servizio a favore dei cittadini, cosa che peraltro sta avvenendo in alcune ASL in diverse parti di Italia.

La Segretaria territoriale FSI USAE conclude richiamando il Governatore Pigliaru, l’Assessore Arru e il DG Moirano “ad uno sforzo in più verso i lavoratori e soprattutto le lavoratrici, al rispetto delle norme e del buon senso, all’attenzione verso le istanze delle persone che non possono fare solo e soltanto gli interessi di una Azienda che si sta rivelando un mostro dominato dall’incuria amministrativa, dalla cecità e ottusità burocratica, sorda ai problemi della gente.

Soltanto con una attenta e partecipe gestione delle risorse umane, prossime e future, possiamo evitare che la Sardegna rimanga fanalino di coda per quanto riguarda la natalità ed il benessere lavorativo delle mamme”.

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